Un tuffo nel passato

Il ristorante Ludovico il Moro, localizzato nella frazione Sforzesca di Vigevano, non è solo costruito in un edificio storico, ma è immerso in un contesto di eventi che nel corso dei secoli hanno modellato le terre di lomellina.

Battaglie, migrazioni, fondazioni di nuovi insediamenti, contaminazioni etniche che hanno determinato la nascita di tradizioni e leggende, che a loro volta hanno plasmato il territorio e influenzato decisioni di nobili e uomini di potere. A Pavia, ad esempio, il sito originario di Santa Sofia, un’ansa acquitrinosa del corso del Ticino, venne abbandonato in conseguenza di segni premonitori. A Vigevano, invece, il paesaggio pianeggiante della Buccella è ancora oggi disegnato dalle probabili preesistenze della centuriazione romana.

La sforzesca, invece, è stata teatro di una tremenda battaglia, che ha dato al nome alla strada che collega la frazione a Gambolò, “la battaglia della sforzesca”, appunto.
Il 20 marzo del 1848 riprendono le ostilità tra l’esercito piemontese e quello austriaco. Siamo nel pieno delle cinque giornate di Milano, l’insurrezione avvenuta tra il 18 e il 22 marzo 1848 nell’omonima città, allora parte del Regno Lombardo-Veneto, che portò alla liberazione della stessa dal dominio austriaco.

La Lombardia è teatro di molteplici scontri e schermaglie, che si fanno via via più serrate. Il 20 marzo l’esercito degli imperiali si divide in tre colonne. La prima si dirige a Zinasco, Cergnago, Mortara; la seconda punta verso Carbonara, Groppello e Garlasco; la terza si divide in due tronconi passando da Zerbolò e Borgo San Siro. Il primo troncone sarebbe andato alla Torrazza e poi a Mortara, la seconda invece avrebbe dovuto invadere Vigevano.

Contemporaneamente, il generale Bes dell’esercito piemontese si posiziona alla sforzesca, con la brigata “Acqui”. Qui scava trincee, prepara barricate e fortificazioni. Bisogna impedire, infatti, che l’esercito invadesse Vigevano. Il 21 marzo avvengono le prime schermaglie tra i ricognitori piemontesi e gli austriaci. Ben presto il conflitto sale di proporzione e all’avanguardia piemontese si uniscono cinque compagnie di fanteria, una di bersaglieri e una sezione di artiglieria, dotata di due cannoni. Mille uomini in tutto che si trovano davanti a circa 6000 austriaci. Nonostante il coraggio e la determinazione, i piemontesi sono costretti a ritirarsi alla sforzesca, in cui era giunto lo stesso re Carlo Alberto.

Nella giornata del 21, i rinforzi continuano ad arrivare per entrambi i fronti. 8500 piemontesi si scontrano con circa 9000 austriaci. Proprio nei pressi del ristorante Ludovico il Moro, accanto ai colombaroni, i soldati ripresero le forze e il re, per dare conforto alle truppe, dormi nel campo del reggimento.
Insomma, la sforzesca è una zona ricca di eventi che ne hanno scritto la storia, e quale migliore occasione per riscoprire questi luoghi al centro della lomellina se non una visita al nostro ristorante.

Menu a prezzo fisso 12 euro a mezzogiorno e alla carta alla sera.

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